Analfabeta d'amore


Me ne stavo seduto a gustarmi quell'improvviso tepore. Un raggio di sole in un gelido Dicembre può scaldarti fin dentro l'anima, specialmente quando te ne stai seduto su un muretto di pietra. Mi chiesi perché fossi lì ad aspettare. Una di quelle domande che ci poniamo nonostante sappiamo benissimo la risposta. Lo facciamo con l'assurda speranza di trovare un'alternativa o per rafforzare il motivo per cui lo facciamo. Comunque sia ero lì per lei, per poterla rivedere, per poter ancora incrociare il suo dolce sorriso. Sì, ma poi? Sentivo la razionalità che gridava tutta la sua rabbia al cuore, non voleva vederlo soffrire. In ognuno di noi esiste questa strana entità che chiamiamo razionalità, e la mia era davvero incazzata con me e con lui, mi riferisco al cuore. Ma la vista la mise a tacere, lei era arrivata. Mi voltai ancor prima di vederla, come se il cuore sentisse la sua presenza. Incrociai con timidezza il suo sguardo e sentii il cuore battere tutta la sua felicità. Se avesse potuto sarebbe uscito dal corpo e si sarebbe messo a ballare per la gioia.
I suoi occhi mi tagliarono come il burro, avrei voluto che leggesse nei miei tutto l'amore che provavo; avrei voluto avere il coraggio di dirglielo, ma sapevo fin da subito che non l'avrei mai fatto. Non era solo per codardia, era anche per... a dire il vero non avevo la più pallida idea del motivo. In poche parole ero una vera frana quando si trattava dei sentimenti.
- Ciao! - mi salutò avvicinandosi. Ogni suo gesto, ogni sua parola era quanto di più bello e affascinante avessi mai incontrato. Possibile che succedesse alla mia età. Neppure al liceo mi era successa una cosa del genere, e sì che al liceo ero proprio strano e sognatore.
- Ciao - risposi con una probabile faccia da stupido.
- Aspetti da molto?
- No, sono arrivato ora. - Sì, ero stupido e anche un po' bugiardo. Perché non le dicevo che ero seduto lì da dieci minuti? Che non avevo fatto che pensare a lei? Perché non l'abbracciavo?
Probabilmente mi avrebbe risposto male, mi avrebbe dato dello scemo o anche uno schiaffo ma almeno avrei capito qualcosa o mi sarei rinsavito.
- Andiamo a berci qualcosa? - proposi con una banalità unica.
- Certo.

Lo sapevo che sarebbe andata così, a parlare di tutto meno che di ciò a cui tenevo di più. Lei poi era un vero enigma, non che sia mai stato bravo a leggere negli sguardi delle donne, anzi, la mia vita è stata tempestata da fraintendimenti e figure pessime. Poi ero sempre convinto, e in fondo i fatti mi davano ragione, che quando una donna mi piaceva la cosa non era mai contraccambiata mentre quando cercavo solo amicizia trovavo donne a cui piacevo. Era un fatto di sfiga nera o qualcuno aveva fatto un sortilegio su di me? Non lo saprò mai.
Ero convinto che lei avesse capito che mi piaceva da matti, ma se lei era una come me? Se anche lei aveva quella mia stessa incapacità nel leggere i sentimenti degli altri?
Dopo dieci minuti di parole mi resi conto che avevo avuto almeno due occasioni per farglielo capire in modo lampante ma ero così annebbiato dalla sua bellezza che non le avevo colte al volo.
Non si può tornare in dietro di qualche minuto? - pensai sorseggiando il caffè.
Più la guardavo e più diventavo incapace di capirci qualcosa.
L'incontro volgeva al termine, ognuno con la propria vita che ci reclamava e il tempo che non si decideva mai a rallentare nei momenti giusti, anzi sembrava farlo di proposito a correre. Me lo vedo il tempo: un vecchio seduto sul divano con un telecomando, mi vede e, ridendo di gusto, preme il tasto dell'avanzamento veloce per farmi un dispetto.
La riaccompagnai a casa sperando in non so quale evento potesse sconvolgere la situazione. Ma neppure l'arrivo degli alieni sarebbe servito a farmi decidere di dirle cosa provavo. Che rabbia che avevo. Ci salutammo e mentre mi allontanavo, senza il coraggio di voltarmi, avevo due domande o meglio, due possibilità.
Se lei provava qualcosa per me si sarebbe sicuramente detta: "Questo è proprio scemo. Perché non me lo dice? E' uno senza palle, meglio lasciar perdere."
Se al contrario non provava niente si sarebbe detta che era meglio non rivedermi, che un uomo innamorato è solo una seccatura.
Sì, non mi rimaneva che una terza possibilità: che anche lei fosse un'analfabeta dell'amore come me.

Prima stesura ( 22 Dicembre 2007)

Vuoi lasciare un commento o suggerimento?
CLICCA QUI







Ultimo brano inserito:
Racconto
Sogno d'amore

Poesia
Scatti del cuore